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Che sia uno dei trend del momento non c’è alcun dubbio: sottotono caldo o freddo, autunno o inverno, cappotto beige o blu, sono solo alcune delle domande che rimbalzano tra chi ha sentito parlare anche solo una volta di armocromia.

Quando è nata questa disciplina che definisce la nostra palette di colori per abbigliamento, beauty e make-up?

La teoria dei colori è un tema dibattuto già dalla prima metà dell’ottocento: da Goethe a Chevreul, per poi arrivare a Itten, nel novecento, con la definizione di una corrispondenza fra i colori umani e quelli stagionali; e ancora Munsell con l’introduzione del concetto di croma, passando per Dorr e l’armonia in relazione all’utilizzo di colori sulla base del sottotono.

Ma non saranno mica un caso le scelte cromatiche degli abiti di Audrey Hepburn, Grace Kelly, Gloria Swanson e tante altre delle dive del cinema degli anni ’50. È in quegli anni che si sviluppa il concetto di consulenza di immagine con la stilista Susanne Caygill che, influenzata anche da Edith Head, la più famosa costumista di Hollywood, crea una vera e propria accademia del colore e pubblica Color: the essence of you, andando a identificare in modo perlopiù poetico dei sottogruppi.

Siamo nel 1980, Color me a season di Bernice Kentner ha già visto la luce e stabilito l’importanza prioritaria dell’incarnato per la definizione della propria palette, ma è Color me beautiful di Carol Jackson a far scoppiare il vero e proprio boom dell’armocromia. Per arrivare però alla definizione di 12 stagioni dobbiamo attendere il ’92 con Mary Spillane e Christine Sherlock. Ed è sempre a loro che si deve la Flow Theory, ancora in uso, secondo la quale i sottogruppi virano verso il sottogruppo confinante con il quale condividono la dominante, prendendo in prestito alcune nuance. Ed ecco che una primavera light potrà indossare qualche colore freddo dell’estate light, così come l’autunno deep potrà rubare il bianco dalla palette dell’inverno deep.

Quali metodi esistono oggi per l’analisi del colore?

Dall’unione di questa teoria e dalla teoria stagionale di Jackson si arriva alla formalizzazione del sistema a 16 categorie, con 4 stagioni pure e 3 relativi sottogruppi distinti per sottotono (caldo/freddo), valore/luminosità (chiaro/scuro) e intensità (soft/bright).

Tra studiosi e appassionati le teorie e classificazioni si moltiplicano, tra queste quella di Ferial Youakim. Nel metodo Ferial si parte dal grado di purezza dei colori in rapporto all’intensità del mix cromatico, per verificare quanto si sia più o meno valorizzate dai colori puri presenti nella palette della stagione assoluta. Il risultato è un sistema cromatico a 16 sottogruppi, nel quale, per ogni stagione, oltre alla tavolozza pura, abbiamo 

  • il sottogruppo tinted, al quale si applica un aggiunta di bianco, quindi il più chiaro
  • il sottogruppo shaded, scurito con un tocco di nero
  • il sottogruppo toned, reso più soft dall’aggiunta di grigio.